STORIA DEL
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Il "Footbal Club Torino", destinato a diventare
una delle società più gloriose e ricche di storia, nacque il 3 dicembre 1906, nella
birreria Voigt di via Pietro Micca. Primo presidente fu eletto lo svizzero Hans Schoenbrod
e la prima partita ufficiale venne disputata il 16 dicembre a Vercelli, vittoria per 3 a 1
contro la Pro. A partire dal 1912 nella famiglia entrò Vittorio Pozzo, il commissario
tecnico dei trionfi azzurri ai mondiali del 1934 e del '38. Con Pozzo alla guida, il Toro
venne invitato ad una tournée in Sud America. Fu un vero e proprio trionfo, con sei
successi in altrettante gare. Dopo la "Grande Guerra", i granata tornarono
subito tra i protagonisti del campionato. E nel 1928 arrivò il primo titolo, dopo lo
scudetto revocato nella stagione precedente. Tra i protagonisti di allora, il "trio
delle meraviglie" Baloncieri, Libonatti e Rosetti, il portiere Bosia e i fratelli
Martin.
Negli anni trenta la scena calcistica vide il predominio della Juventus che rubò ben
cinque scudetti consecutivamente, dal '31 al '35. Per il Toro un solo successo, la Coppa
Italia 1936. Con l'avvento di Ferruccio Novo alla guida della società, 1939, la svolta.
Novo non era un mecenate e chiamò accanto a sè uomini di provata fede granata e grande
competenza calcistica come Ellena, Janni e Sperone. Con una gestione attenta e mirata
creò il Grande Torino, una formazione unica al mondo, inimitabile, capace di imprese
ineguagliabili. E così, dal 1942 al 1949 il dominio dei granata fu assoluto. Scudetti in
serie, furono ben cinque i trionfi di Valentino Mazzola e compagni, e la Coppa Italia del
1943. Il mondo intero conosceva il Torino e la squadra era assurta a simbolo di un'Italia
ancora ferita dalla seconda guerra mondiale, ma desiderosa di riscattarsi. Il destino
crudele però era in agguato. Alle ore 17.03 del 4 maggio 1949, un mercoledì pomeriggio
uggioso, il Grande Torino, di ritorno da una trasferta in Portogallo, scomparve nella
sciagura aerea di Superga. Era la fine della storia, l'inizio della leggenda.
Con i campioni granata Valerio Bacigalupo, Aldo e Dino Ballarin, Emilio Bongiorni, Eusebio
Castigliano, Rubens Fadini, Guglielmo Gabetto, Ruggero Grava, Giuseppe Grezar, Ezio Loik,
Virgilio Maroso, Danilo Martelli, Valentino Mazzola, Romeo Menti, Pietro Operto, Franco
Ossola, Mario Rigamonti e Giulio Shubert, persero la vita i tecnici Erbstein Egri e Leslie
Lievsley, i dirigenti Arnaldo Agnisetta, Ippolito Civalleri e Andrea Bonaiuti, il
massaggiatore Vittorio Cortina, i giornalisti Renato Tosatti, Luigi Cavallero e Renato
Casalbore, i membri dell'equipaggio Pier Luigi Meroni, Cesare Bianciardi, Antonio Pangrazi
e Celeste D'Inca.
Il dopo Superga fu caratterizzato da grandi problemi, sia tecnici sia finanziari,
nonostante i prestiti del Coni e della Federazione. Unico superstite del Grande Torino fu
Sauro Tomà, per il resto tante facce nuove tra i granata. Gli anni cinquanta fecero
registrare tante stagioni incolori, culminate con la prima retrocessione in serie B al
termine del campionato 1958/59. Ma la risalita fu immediata e nel 1963 assunse la
presidenza Orfeo Pianelli, l'uomo capace di riportare il Toro ai fasti degli anni
quaranta. Ancora una volta però il destino colpì i granata: nell'ottobre 1967, investito
da un'auto in corso Re Umberto, perse la vita Gigi Meroni, talento fulgido del calcio
nazionale e splendido interprete del ruolo di fantasista. La riscossa, guidata da Giorgio
Ferini, il capitano per eccellenza del Toro, il giocatore con più presenze in maglia
granata, il simbolo dello spirito e della grinta torinista, portò ai successi in Coppa
Italia nel 1968 e nel 1971 e ad uno splendido secondo posto al termine della stagione
1971/72, miglior piazzamento in campionato dalla tragedia di Superga.
Il Torino finalmente cominciò, nei primi anni settanta, a riassaporare il gusto dell'alta
classifica e, dopo una stagione incolore nel 1974/75, nel campionato successivo conquistò
lo scudetto, 27 anni dopo l'ultimo successo di Valentino Mazzola e compagni. Pulici, il
cannoniere principe nella storia granata, vinse la sua terza classifica cannonieri, e
insieme a Graziani diede vita alla coppia dei "Gemelli del gol". Ma tutta la
squadra, guidata da Gigi Radice, con Giorgio Ferrini assistente, offriva un calcio
spettacolare e divertente. Castellini, Santin, Saladori, Patrizio Sala, Mozzini, Caporale,
Claudio Sala, Pecci, Zaccarelli, Cazzaniga, Gorin, Lombardo, Pallavicini, Bacchin e
Garritano gli altri protagonisti di quella splendida cavalcata tricolore. L'otto novembre
del 1976 l'ennesimo colpo del destino: muore Giorgio Ferrini.
Al titolo del '76 fecero seguito due secondi posti, clamoroso quello del 1977, con 50
punti conquistati su 60 disponibili, quindi iniziò un lento ma inesorabile declino. Nella
primavera del 1982 Pianelli cedette la presidenza a Sergio Rossi e l'avvento di
quest'ultimo contribuì a riportare entusiasmo nell'ambiente granata. Dopo la piazza
d'onore alle spalle del Verona nel 1984, però una nuova parabola discendente, con la
seconda retrocessione nel 1989. Anche in questo caso il ritorno in "A" fu
immediato e, dopo aver sfiorato il successo in Coppa Uefa, con la sconfitta nella doppia
finale con l'Ajax, il Torino, guidato da Emiliano Mondonico, conquistò nel 1993 la sua
quinta Coppa Italia. Ma ombre nere già si addensavano nell'orizzonte dei granata. E nella
primavera del 1994 il Torino Calcio rischiò il fallimento.
Borsano e Goveani avevano lasciato una società in gravissima crisi, con una lunga serie
di debiti e di multe elevatissime da pagare. L'intervento di GianMarco Calleri risultò
decisivo: il Toro era salvo. In mezzo a tante difficoltà, la società granata poteva
rialzare la testa. Un cammino irto di difficoltà, ma compiuto senza lesinare sforzi e
impegno. Nel '96 ecco un'altra retrocessione, questa volta di tre anni. E quel posto in
"A" che gli spetta di diritto, non lo riavrà prima del 1999, a cinquant'
anni da Superga. Forza e coraggio, vecchio cuore granata!